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BLUE ECONOMY

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Gli attuali modelli di consumo soprattutto nei paesi in via di sviluppo, sono la causa del deterioramento ambientale sul nostro pianeta.
La gran parte della popolazione mondiale non può neanche definirsi “consumatrice”, lotta per bisogni primari come l'accesso a fonti idriche non inquinate e all'energia a costi sostenibili; sopravvive adattandosi a suoli impoveriti e con rifiuti ed inquinamento senza controllo.
È evidente che c'è anche un problema di equità sociale che comporta una ridistribuzione equa delle risorse.
Bisogna ripensare i sistemi di distribuzione e produzione, rifacendosi ai cicli di vita e ad un consumo consapevole.
Consideriamo, ad esempio, l’obsolescenza programmata e alle conseguenze che questa determina in termini di gestione ambientale e deterioramento del pianeta.
La pressione esercitata, al momento delle scelte, dai consumatori di una parte del mondo su ambiente, società ed economie mondiali è potente.
Inoltre, il nostro modello di sviluppo sta diventando tragicamente un modello di riferimento per molti paesi (Africa, Asia, etc.) con dannose ripercussioni, che mettono a rischio le tradizioni e la cultura millenaria di interi popoli.
La situazione attuale esige un cambio di paradigma che deve evolversi in una produzione e un consumo consapevole.
In questa ottica si inserisce la Blue Economy, che affronta le problematiche della sostenibilità, in cui i modelli di produzione e di consumo funzionano con ciò di cui si dispone e investendo nella rigenerazione.
Questa si basa sull’adozione del modello organizzativo dello “ZERI” (Zero Emissions Reaserch and Iniziatives), il cui fondatore è Gunter Pauli, al quale si sono ispirati anche molti movimenti europei ed italiani come “Rifiuti Zero”. I contrasti tra economia ed ecologia sono dovuti ad un aspetto fondamentale: gli ecosistemi funzionano in maniera ciclica senza produrre rifiuti, mentre i sistemi industriali sono lineari e producono scarti/rifiuti che devono essere smaltiti. Pauli nella Blue Economy pone al centro dell’ecologia delle organizzazioni, il concetto dello “ZERI”, in cui il rifiuto non esiste, ma ciò che ogni organizzazione scarta diventa risorsa per un’altra.
In un sistema produttivo sostenibile, l’insieme dei prodotti e degli scarti, circolano all’interno del sistema stesso, Così da creare nuove imprese e nuovi posti di lavoro; Pauli, ha previsto in 10 anni, 100 innovazioni e 100 milioni di nuovi posti di lavoro ed ha già organizzato nel mondo, raggruppamenti ecologici di industrie basate sulla Blue Economy. L’appuntamento per la presentazione dei risultati è fissato per il 15 novembre del 2015 a Berlino con la presentazione del libro "The Blue Economy 2.0".
È compito dei governi, delle istituzioni competenti, delle informazioni, delle associazioni e delle imprese fornire gli strumenti per il cambiamento, dove il ruolo del consumatore/cittadino è essenziale per spingere questi gruppi ad intervenire, più rapidamente e nel migliore modo possibile.