REX4%2520VUOTO_edited_edited.png

INCARICO ASSESSORA ALLE POLITICHE AMBIENTALI, AGRICOLTURA E PESCA, BIOECONOMIA E POLITICHE COMUNITARIE AL COMUNE DI MOLA DI BARI (BA).

Image-empty-state.png

La Puglia ha mostrato ultimamente una grande sensibilità verso la nuova frontiera della Bioeconomia, come dimostra la proposta di legge “Disposizioni in materia di Bioeconomia” presentata lo scorso giugno dal gruppo consiliare del PD. La Commissione Europea ha reso nota la sua “strategia per la bioeconomia”: un approccio globale per affrontare le sfide ecologica, ambientale, energetica, alimentare e delle risorse naturali (comprese agricoltura e pesca) che l’Europa e il mondo si trovano ad affrontare. L’obiettivo è di “spianare la strada a una società più innovativa, efficiente e competitiva che riconcilia la sicurezza alimentare con l’uso sostenibile di fonti rinnovabili a fini industriali, garantendo al tempo stesso la protezione dell’ambiente”. Un’economia basata sulla “prospettiva della sostituzione delle risorse”, secondo l’Unione Europea ha il potenziale per creare almeno un milione di posti di lavoro entro il 2030.
«Realizzare una Bioeconomia circolare e sostenibile farà in modo che la nostra prosperità economica e lo stato di salute del nostro ambiente si rafforzino vicendevolmente – spiega la neo assessora Tarsitano, biologa, ambientalista convinta, docente di Biologia animale presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari e presidente del Centro di Eccellenza di Ateneo per la Sostenibilità dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro” – . Per questo motivo è necessario che ciascuna struttura politica e strategica assorba i principi costituenti della Bioeconomia e li declini nelle proprie attività, azioni e strumenti.
«Regioni come la Puglia con i suoi comuni con enormi potenzialità come quello di Mola di Bari – continua l’assessora Tarsitatno – , possono assumere un ruolo strategico determinante nella transizione dell’Europa intera verso un’economia circolare poiché dispongono di competenze e responsabilità in termini di regolamentazione necessarie, oltre alle conoscenze e all’esperienza sui territori, in grado di definire obiettivi realistici, da perseguire su scala territoriale differenziata: “le regioni sono sufficientemente grandi per fare la differenza e sufficientemente piccole per realizzarla” (cit. TjisseStelpstra).
In uno scenario economico mondiale sempre più complesso e instabile, infine, la Bioeconomia rappresenta un modello di sviluppo dell’economia votato non solo al mero profitto e alla redditività ma anche al progresso sociale, considerato il volano per il raggiungimento degli obiettivi dell’accordo di Parigi del 2015 e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile».